MAHMOOD: LA SVOLTA EPOCALE

Di Massimo Bolzonella – Veronapress-

La vittoria di Mahmood ha dato adito a grandi discussioni, come sempre accade quando arriva un risultato assolutamente inatteso da tutti. Facciamo una premessa: la musica e’ soprattutto una questione di gusti personali e metto questo concetto in premessa  – intesa come messa prima – perche’ ogni considerazione che facciamo (io per primo) e’ dettato assolutamente da influenze dettate dal gradimento personale, anche se tutti giochiamo a trasformare in fatti  quelle che sono pure opinioni personali. Questo per dire che nessuno di noi, parlando di musica, ha torto o ragione. Ognuno di noi ha legittimamente la propria idea.

Perche’ho scritto SVOLTA EPOCALE? Perche’sono assolutamente convinto che la musica italiana abbia oggi bisogno di una scossa, una forte scossa, una scossa della scala Mahmood.

Che intendiamoci, pare un ragazzo nuovo spuntato dal nulla, ma aveva gia partecipato a Sanremo Giovani nel 2016 e scritto, giusto per parlare di cose recenti, “Hola” con Mengoni e “Nero Bali” portata al successo da Michele Bravi ed Elodie

Lo scrivo subito, non mi piace mai quando vince il Festival non onora le carriere di grandi artisti che si vedono sorpassati da debuttanti o quasi, ma ci sono momenti e momenti e a Sanremo 2019 serviva uno shock perche’penso che in Italia la musica negli ultimi anni si fosse addormentata:  scrivo “fosse”, al congiuntivo passato,  perche’ credo che nell’ultimo biennio, soprattutto grazie al web, sia sia sviluppata una ventata di novita’, un risveglio, un vivace movimento che Sanremo non poteva ignorare.

Sanremo e’ stato per anni l’esposizione dei “cantanti da Festival”, spesso identificati con notorieta’ ma di fatto  artisti senza vita al di fuori della kermesse, noti al pubblico dai 60 anni in su.  E non se ne poteva piu…

Baglioni, che non adoro particolarmente come direttore artistico, ha un grande merito: ha saputo ringiovanire il Festival, tanto e’ vero  che molto pubblico popolare non conosceva mediamente diversi partecipanti a Sanremo di quest’anno. Mahmood, ma anche Einar, Zen Circus, Motta, Carta e Shade, Ghemon, Nigiotti, Achille Lauro, Boomdabash..per molti potevano essere marche di detersivi , o di farmaci per il mal di testa .

Oggi per i piu sono diventati cantanti, e questa e’ una cosa importantissima perche’, a fronte del nuovo che avanza, c’e il vecchio (che tanto vecchio non e’) che a mio modo di vedere, si e’ fermato, perdendo stimoli , creatività e voglia di mettersi in discussione che e’ tratto fondamentale di un artista.

Ma li avete ascoltati i nuovi singoli di Ligabue, Antonacci, Pausini,Ramazzotti, Giorgia  giusto per citarne sono alcuni?? Sono canzoni spente, ripetitive attese: anche il risultato di Renga e Nek di questo Festival nasce da canzoni , aldila’dei gusti, evidentemente lontanissime da cose fatte per cui sono piaciuti al pubblico.

Oggi i dischi non si vendono piu’ e quindi gli artisti affermati non dispensano più le energie di chi ha la “fame” di imporsi: tanto guadagnano con questi tour i cui biglietti si mettono in vendita almeno un anno prima, per cui la pianificazione la fa la padrona e il vezzo artistico ne resta schiacciato sotto tramortito.

Senza il nuovo la musica muore, e onestamente trovo imbarazzante pensare  che nei prossimi Capodanni sia necessario ancora  chiamare in tv Edoardo Vianello che ha gia raggiunto gli ottant’anni e a cui Auguriamo lunga vita cantando.

La vittoria di Mahmood, aldila’ della sua assoluta personalità che puo essere apprezzata o suscitare dissenso – segno inequivocabile che solo chi non suscita emozioni o reazioni non avrà un futuro- rappresenta per me la reale occasione di riaccendere una fiamma che da troppo sta spenta e ce e’stata riaccesa da tutto il movimento, prevalentemente indipendente, che ha caratterizzato le classifiche di questi ultimi tempi.  Certo nel dare spazio al nuovo c’entra un po tutto, da Achille Lauro a Sfera Ebbasta..da Coez a Brunori sas..da Ghali a Ultimo. La salvaguardia che mi auguro venga raggiunta perche’necessaria e’una frenata sia sul rap che sulla trap, perche’ la cosa che ci invia tutto il mondo e’ la nostra tradizione melodica, e quindi il passo con i tempi deve andare incontro a un diverso modo di cantare, non a un diverso modi di parlare sulle canzoni. Ovviamente salvaguardia anche sui messaggi: ne’ Sfera Ebbasta ne’AchLile Lauro possono o devono con i loro testi condizionare le nuove generazioni.

I giovani pero’ non sono soltanto, come pensano molti della mia generazione, solo quelli che parlano di droga o sballo nelle canzoni .  Ascoltiamo i testi di Calcutta o facciamoci invadere dai capolavori assoluti delle parole cesellate di Anastasio: apriamo le menti, perche’la musica deve guardare sempre avanti facendo tesoro della sua storia.  Non so se Mahmood fara’una grande carriera: non so neanche se la fara’ Gabbani che due anni fa ha vinto Sanremo con Occidentali’s Karma. So che Daniele Silvestri l’ha fatta, ma che non questo Sanremo non si e’ girato indietro a copiare Saliro’, ma ha rivolto lo sguardo all’attualità presentando un pezzo che ha vinto tre premi. Scusate se e’poco, ma e’di  questo poco che abbiamo proprio bisogno

Chi non merita Sanremo resti a casa

Sanremo si sa, e’da sempre un evento di catalizzazione assoluta di attenzioni, ascolti e spettacolo. Ecco perche’, nonostante quel che qualcuno vuol continuare a sostenere, tutti vogliono andare a Sanremo, perche’ chi va a Sanremo ha l’attenzione di pubblico e mass media approfittando di una esposizione che nessun altra manifestazione puo’dare.

Ma aldilà dei partecipanti, Sanremo catalizza l’attenzione anche per gli ospiti, che anche quest’anno per motivi di budget (lasciamo perdere le pseduo motivazioni artistiche) sono rigorosamente italiani.

Ma e’giusto come vengono scelti gli ospiti di Sanremo? Ve lo dico subito, assolutamente no. E chiarisco : ci sono tanti artisti pseudo intellettuali che snobbano Sanremo perche’troppo “commerciale” rispetto a un non ben definito score di “dignità artistica” e in verità hanno evitato negli anni scorsi il Festival per il semplice fatto che , essendo una gara, hanno avuto di perdere e di essere (nelle vecchie formule) eliminati dalla competizione. Essere eliminato da Sanremo non e’un’onta, ma per un artista che crede in un brano e viene bocciato pur avendo alle spalle diversi anni di carriera non e’ (diciamolo chiaramente) una cosa piacevole.

Ma allora perchè premiare chi non si e’mai messo in gioco? Perche’ concedere a Baglioni che non c’e mai stato, addirittura la direzione artistica?? Perche’ invitare Ligabue? Perche’premiare Pino Daniele ricordando la sua scomparsa e non Pino Mango, che sia come autore sia come cantante ha dato tantissimo?? Smettiamola di nasconderci dentro ai giochetti discografici e di comodo. A Sanremo e’giusto che abbia onore chi onore ne ha dato: come fu per Modugno, ma anche per esempio per Fiorella Mannoia che due anni fa pur nel pieno del successo ha partecipato mettendosi in gioco semplicemente pensando di avere un bella canzone che avrebbe meritato quel palco. Ho troppo rispetto per la storia di Sanremo per concedere deroghe a chi non lo merita: che cavolo ci fa Alessandra Amoroso come superospite? Ben vengano Elisa, Giorgia, Ramazzotti e Bocelli: le loro canzoni in gara hanno fatto storia. Ma Venditti? Ha sputato da sempre sul Festival: se Sanremo non e’mai stato un palco per lui, se ne doveva stare a casa anche stavolta.

Chi ha onorato Sanremo merita rispetto, onore e riconoscenza. Fuori gli intrusi, e magari dateci Tozzi e Raf che hanno negli anni scorsi scontato eliminazioni pesanti e hanno portato la musica italiana nel mondo.Alla faccia di Ligabue, Baglioni e Venditti artisti sia chiaro di cui amo diverse canzoni) ma che all’estero ci vanno solo in vacanza datosi che non hanno mai voluto misurarsi col Festival.

Massimo Bolzonella

SANREMO REVOLUTION

DI MASSIMO BOLZONELLA

Il Festival 2019 non sarà un Festival qualsiasi, perché, per parafrasare una frase di un noto politico, sarà un Festival di grande cambiamento. Un cambiamento generazionale che in realta’ e’gia in atto da tempo, perché soprattutto nel 2018 si sono affacciati alla ribalta della musica italiana artisti che “hanno qualcosa da dire”. E cosi, aldila del consolidamento sanremese dell’anno scorso di Ermal Meta e Ultimo si sono affacciati personaggi particolari , dal discusso Sfera Ebbasta all’indefinibile Cosmo, dal celebratissimo Calcutta al carismatico Motta, dall’interessante Coez al rapman da classifica Salmo. Senza considerare il fenomeno Anastasio, vincitore a mano bassa di X Factor. Chi vi scrive ha passato i 50, e oltre alla nostalgia del Funky e del Rock anni 70, conserva ricordi vivaci e variegati della musica pop italiana girata almeno negli ultimi 30 anni, ma mai come ora mi e’stata chiara una cosa. Questo gruppo di ragazzi coraggiosi ha veramente qualcosa da dire, sta portando qualcosa di nuovo. Poi per carità, i gusti sono gusti ma c’e’ anche una altra triste verita’ che dobbiamo raccontare. Aldila’del contorto quanto inconsistente mercato discografico, fatto soprattutto dai dischi venduti per le firme degli artisti alle ragazzine negli Store, emerge chiara una cosa. I cosiddetti big degli ultimi 20 anni stanno invecchiando, soprattutto artisticamente. I singoli lanciati dai vari Antonacci, Ligabue, Giorgia, Ramazzotti (cito a caso ma mica tanto) sono di un livello artistico e creativo imbarazzante, e danno la netta sensazione che siano stati scritti a beneficio mercenario di un tour pianificato, e non certo di un “bisogno artistico spontaneo di scrivere”. Meglio Fossati, antitutto da sempre, che dichiara “mi ritiro, largo ai giovani, perché e’giusto cosi”.

E allora aspettiamo questo Sanremo per vedere se i vari Shade,  Boombadash, Motta, Zen Circus, Mahmood (per me il migliore di tutti), Nigiotti, Achille Lauro, Ghemon, Irama..saranno all’altezza di Renga, Nek, Silvestri, Il Volo, Arisa  o delle leonesse Patty Pravo e Berte’.

Sarà davvero un Sanremo in cui capiremo che Albano, Cutugno, Pupo e i Ricchi e Poveri sono racconti di storie lontane…ne parleremo su queste pagine..Buona musica a tutti

Celentano per carità

Vedere la prima puntata di “Adrian” e’equivalso a rendersi conto che, a volte, ci sono cose troppo incredibili per essere vere. La megalomania di una grande icona della musica italiana e’ diventata cosi contagiosa , che Mediaset ha deciso di mandare in onda in diretta uno spettacolo (con la esse piccola) completamente diretto da una persona che ha il coraggio e l’incoscienza di mettere a disposizione del pubblico la sua straripante vena comunicativa fatta di pause, silenzi , improvvisazioni a cento, con contenuti che definire zero , sarebbero un complimento rispetto allo zero assoluto.

Celentano il predicatore e Celentano il Sermonista fanno di peggio: abbinano un cartone animato che definire erotico sarebbe riduttivo rispetto alla chiara inclinazione pornografica che con un cartone farebbe arrossire Rocco Siffredi. Adriano hai toppato, e i dati Auditel dimostrano con chiarezza che i curiosi approcciatisi alla puntata sono fuggiti, preferendo il calore delle piu confortevoli coperte invernali a una esibizione televisiva fine a se stessa senza garbo e senza cuore.

Adrian? No, per carità!

“Adrian”