Salvini ridacci le dediche

DI MASSIMO BOLZONELLA – REDAZIONE VERONAPRESS

Fa discutere in questi giorni la proposta leghista di proporre alle radio italiane la patriottica scelta di trasmettere una canzone italiana ogni tre, e da piu parti vi sono stati schieramentI pro e contro, quasi a volere prolungare l’Effetto Sanremo , che quest’anno e’ stato popolarmente devastante come non accadeva da molti anni. E questo, senti a mme, e’un gran bene. Da buon frequentatore dei microfoni, del mondo del retropalco musicale italiano e sfegatato amante della musica , anche io volevo dire la mia, approfittando di questo mio piccolo ma frequentato spazio.

Io penso che, aldila’ di una sfida a distanza per “combattere tutto cio’ che e’ francese”, l’attenzione del Ministro dell’Interno verso il tema Musica sia una cosa molto importante perche’, diciamolo, la Musica e’ dimenticata dalle Istituzioni oramai da decenni. Percio’, cominciare a parlarne , e’gia un traguardo. Si perche’, porsi un problema, e’ gia molto di piu che fregarsene, che lasciare che le cose crescano da solo un po’come i fiori e le piante in un bel campo verde, che con il tempo trovano una “autoregolamentazione naturale”, che spesso consiste nel fatto che la pianta piu invadente o con le radici piu profonde finisce per soffocare il fiorellino piu debole e delicato . Sto descrivendo con una metafora la storia delle cosiddette “radio libere” che prive di una regolamentazione, prima si sono sviluppate e poi sono state uccise dalla legge dei piu forti che hanno trasformato il seme di una liberta’ di proposta che solo chi ha vissuto puo’capire , in un fiorente business di un mercato oligopolico che tutto ha fatto tranne che tutelare i musicisti e la musicista. Caro Matteo Salvini, grazie per il tentativo assolutamente spontaneo e utilissimo ma se posso, ecco il mio consiglio. Matteo, ridacci le dediche . Adesso che i dischi non si devono cercare in cantina sperando che i disck jockey li abbiano lasciato in ordine, adesso che il digitale ha tolto l’effetto fastidioso del gracchiare del vinile che ha percorso troppi chilometri (fastidioso e’ evidentemente un affascinante eufemismo), adesso che non devi piu, quando ti chiama l’ascoltatore farlo aspettare mezz’ora perche’come al solito ti chiede la traccia sconosciuta di uno dei dischi dei Pooh che tra gli anni 70 e 80 continuavano a far dischi e non ti ricordi in quale lp fosse…

Adesso che puoi, al passo coi tempi, andare di corsa come vanno i nostri modi e i nostri tempi che anche la musica hanno condizionato…adesso…dicevo..Caro Salvini, imponi alle radio di rifare le dediche. Sai , quel meccanismo strano che ricordano quelli vecchi come me in cui l’ascoltatore rigorosamente in diretta , ti chiamava per chiedere una canzone che tu speravi di poter trovare perche’ sentivi come una missione, soddisfare i desideri di qualcuno che ritenevi il padrone assoluto di quel momento, quel disco, quella sensazione. Si perche’, “in diretta nel vento” (scusate se riprendo i Pooh) non puoi fingere, fare strategie, decidere se la canzone e’ italiana o straniera, rock o romantica, folk o classica, rap o trap. Tu sei al servizio, al servizio di un pubblico che ogni giorno sceglie liberamente e ti aiuta ad amare anche quello a cui non ti approcceresti, perche’ il tuo gusto e il tuo orecchio andrebbero istintivamente verso altro, perdendosi di certo la possibilita’ di esplorare anche terre difficili da percorre ma degne di essere ascoltate anche solo per essere scartate.

Oggi i network decidono cosa farti ascoltare..ops.. scusate correggo..oggi i soldi che i network prendono dalle case discografiche decidono cosa farti ascoltare , per cui ti cucchi la stessa canzone almeno tre volte al giorno, cosi al quarto giorno anche dalla piu carina o nuova ti sei gia rotto le palle, e se hai i capelli grigi come me, corri disperatamente dal tuo giradischi a chiedergli “ti prego fammi sentire i Police o i Pink Floyd”.

Ministro Caro, il problema non e’ la canzone italiana, francese, tedesca, olandese, inglese o marocchina: il problema e’ la liberta’ che va ridata a tutti di scegliere o di essere messa al corrente che un artista ancora esiste. Ve lo dice uno che ha lavorato 13 anni con Umberto Tozzi e che per 13 anni pur avendo fatto 7 album si sentiva dire “ma non canta piu”, non tanto perche’ avesse fatto delle cose che al pubblico non sono piaciute, ma quanto invece perche’ nessuno , se non tramite autoinformazione, avrebbe potuto goderne. Sapete io ho citato uno con cui ho lavorato giusto per non fare un esempio a caso, poi fatalita’ ho lavorato con uno che ha venduto giusto quei 70 milioni di dischi che lo fanno leggermente noto nel mondo, ma giusto un pelo piu di altri colleghi che passano alla radio 6 volte al giorno e di dischi non ne hanno mai venduti.

Matteo, ridacci la liberta’, la musica, la scelta. In fondo la vittoria di Mahmood a Sanremo, con tutte le sue polemiche ma anche le sue novita’, ha ridato alle persone l’idea che si puo’ anche scegliere, e avere gusti totalmente diversi. Non c’e solo Sanremo Matteo, ce la cara e vecchia radio. Quella che puo’ farti cantare in macchina tirando giu i finestrini, quella che deve essere fatta da persone certamente con una certa professionalita’ ma soprattutto con tanta passione per la musica, e invece siamo infestati da migliaia di starlette televisive capaci di comunicare ma totalmente distanti dalla musica. Matteo cominciamo da li, altrimenti finiremo ad avere tanti Collovati che sparano cazzate perche’credono che siano voce e protagonismo gli ingredienti di un lavoro che, invece, ha nella trasmissione del cuore e della sensibilita’ il contenuto essenziale che conta.

Basta protagonisti di se stessi che raccontano le loro cagate, lasciando la musica a fare da inutile contorno al Festival dell’Ego: ridacci le dediche Matteo, la canzone e la scelta del pubblico al centro, la voce del conduttore che illustra e condisce: molto piu che un brano italiano su tre, la formula sara’ il pubblico sovrano a sceglierla.

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