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I PERCHE’ DI SANREMO Massimo Bolzonella

E cosi anche quest’anno sono usciti i 24 nomi dei Big del Festival, quelli che dovevano essere 22, no anzi 20. In questi giorni i social sono riempiti dai commenti dei tanti utenti, soprattutto denigratori, sul cast del Festival. Ma il gioco e’ questo si sa, indipendentemente dal cast, dagli ospiti, dallo spettacolo, anche perché al momento, Lei , quella che dovrebbe essere la protagonista assoluta – la canzone – non la conosce nessuno.

Il cast offre tanti giovani da una parte, e tante “vecchie glorie” dall’altra. Diciamolo chiaramente, dopo decenni di festival basati sui “cantanti da Sanremo” da qualche anno la kermesse canora italica si e’ , soprattutto l’anno scorso, decisamente ringiovanita. E questo viene soprattutto da un “effetto show” che dalla discografia. I reality hanno rivoltato le logiche televisive legate alla canzone: una volta prima un cantante diventata conosciuto grazie alle sue canzoni e poi andava in tv. Da qualche anno e’ il contrario: Amici. XFactor, The Voice fanno diventare famosi giovani sconosciuti prima delle loro canzoni. E cosi rispondiamo a i primi perché che vedo espressi sul web ..”perché i Pinguini Tattici Nucleari, Rancore, Junior Cally tra i Big? Proprio per questo effetto “parti da Sanremo” e vediamo che succede. Anche se che i giochi discografici piazzino tra i big artisti poco noti, e’cosa che succede da anni ed anni. Peraltro negli ultimi 5 6 anni i nomi sconosciuti presentati al Festival non sono passati inosservati: da Mahmood trionfatore l’anno scorso (autore quest’anno con Dario Faini del brano in gara di Elodie) , agli allora sconosciuti Lodo Guenzi e Company del gruppo Lo Stato Sociale dell’anno precedenti , o a Ermal Meta che nel 2017 vince il Premio della Critica centrando anche il Podio.

Dall’altra parte “i vecchi” partendo da Rita Pavone (ignorando la poco edificante polemica politica web), e passando per Michele Zarrillo , forse ultimo residuato rimasto dei cantanti assolutamente inesistenti senza Festival, o a quel Marco Masini che celebra la sua carriera che molto gli ha dato ma che parecchio gli ha tolto ingiustamente per anni.

Discorso diverso per Piero Pelu’, forse il nome più altisonante per la sua connotazione rock, anche se la sua produzione solista ha registrato più bassi che alti e quindi questo Festival e’ un tentativo di uscita dal tunnel del dimenticatoio.

Non credo si possa considerare “vecchia” o solo da Festival Irene Grandi, che peraltro porta un pezzo di Vasco Rossi e Gaetano Curreri – scusate se e^poco -.

Ecco che i perché del Festival cominciare a trovare delle risposte. Magari fatico a trovarlo per Elettra Lamborghini che deve dimostrare che ha qualche carta artistica aldila’ di ancheggiamenti e movimenti del deretano. Per me la sfida del “chi uscira’ veramente big da Sanremo vedra’ coinvolti soprattutto Alberto Urso e Anastasio, due veri giganti che non mi stupirei affatto potessero contendersi il trono dell’Ariston. Se non li conoscete ancora, approfittate: il talento non si inventa. Senz’altro freschi e degni di nota Elodie, Diodato, Nigiotti e Levante,. Hanno gia fatto cose significative per cui in questo Festival il perche’se lo sono guadagnato. E Achille Lauro? Beh, premesso che ascolto e adoro altro non possiamo negare ne’che sia un personaggio, ne’che in un solo anno abbia gia dimostrato una crescita che non puo’lasciare indifferenti. Il rischio , per esempio, e’il perché di Francesco Gabbani, strappapubblico coi successoni Amen e Occidentali’s Karma, ma poi finito vorticosamente nel dimenticatoio di altri pezzi davvero debolucci. Gabbani e’ un personaggio, ed e’tornato a Sanremo con un pezzo orecchiabileper riprendersi quello che ha perso.

Resta la strana coppia Morgan Bugo (convinceranno?) e Le Vibrazioni a dare l’idea di poter essere il perché dei “bisognava riempire”, mentre la classe canora e musicale di Tosca, Gualazzi, Jannacci, hanno il loro perché in proposte certamente prevedibili come eleganti.

Restanto le “quote amici ” di Ricky e Giordana Angi, e quelle rap, oltre a Rancore, di quel Junior Cally che grazie alla sua maschera aumentera’ la quota “spettacolo”.

Insomma ragazzi i “PERCHE'” per vedere questo Festival non mancano. E in fondo ce n’e’ per tutti i gusti. “Sanremo e’Sanremo” recitava il famoso pezzo dell’indimenticabile Maestro Caruso. Sapete cosa vi dico? E’proprio cosi.

Massimo Bolzonella

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Notre Dame illumina l’Arena

Si e’aperto ieri sera in una Arena festante il nuovo tour italiano di Notre Dame De Paris, l’oramai pluridecorata opera moderna che non smette di mietere successi e affascinare il pubblico di ogni eta’. Eppure ogni volta e’ un’emozione nuova; l’Arena , si sa, e’uno dei posti piu belli al mondo e nonostante una temperatura freschina che costringe a coprirsi adeguatamente, il calore sul palco della rappresentazione musicata da Riccardo Cocciante avvolge il pubblico. La magia e’ intatta: bella la storia, belle le canzoni e la stesura dei testi. Sapiente l’impianto spettacolare , con un particolare plauso a Regia, Scenografie e Costumi sempre attente ad ogni dettaglio.

Il cast, lo si sa, e’ quello originale-o quasi- in quanto si vede la riconferma dell’eclettico Gio’ Di Tonno che come sempre regala un Quasimodo ispirato, vincente, teatratalmente impeccabile. La voce poi, non e’ piu una sorpresa: resta un mistero perche’ dopo la famosa vittoria a Sanremo con Lola Ponce, il buon Gio’non abbia intrapreso una carriera solitsta nel pop.

Gia’, Lola Ponce dicevamo. E’lei l’assente del cast sostituita da Elhaida Dani, che approda a questo spettacolo con la versione francese nel 2016 dopo aver vinto The Voice of Italy e aver mosso i primi passi nel mondo del pop italiano , confortata da penne illustri che l’hanno sostenuta sin da subito . La sua voce e’ limpida, sicura, timbricamente piacevole. La sua tecnica e’ caratterizzata da pulizia maniacalmente studiata e applicata. Tutto molto bello, ma dobbiamo dire che si notano ancora spazi di miglioramento nella teatralita’ e nella presenza scenica, in quanto la sua Esmeralda e’cosi lineare da togliere qualcosa dal punto di vista della capacita’ di espressione relativamente alla protagonista che potrebbe essere piu sofferta, emozionale, tragica.

Il resto del cast e’pura classe con Graziano Galatone che emerge gigioneggiando nella bella interpretazione di Febo, affiancato dal brillante Vittorio Matteucci nella parte di Frollo e da Di Ninno, Setti e Tania Tuccinardi che si muovono con sicurezza nella affollata e gioiosa presenza di tutto il corpo di ballo e di acrobati che sono l’ideale completamento di una cornice, quella di questa splendida rappresentazione di fama mondiale, che mantiene intatto il suo fascino e tiene incollato lo spettatore che si alza soddisfatto per essere stato amorevolmente trascinato nella storia all’ombra della Cattedrale Francese diventata ancora piu’affascinante dopo i recenti fatti accaduti che la vedono purtroppo ancora chiusa per i lavori di ristrutturazione.

Per Veronapress

Valentina Lucchi

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COCCIANTE A VERONA RACCONTA NOTRE DAME DE PARIS

E’un Cocciante raggiante e disponibile quello che oggi abbiamo incontrato a Verona ospiti di Palazzo Barbieri alla presenza del sindaco Sboarina e del manager Gianmarco Mazzi . Un Riccardo umile ma fiero di raccontare il ritorno in Arena dell’opera moderna piu famosa al mondo, che incantera’ l’Anfiteatro veronese dal 3 al 6 Ottobre.

Di Notre Dame s’e’ detto gia tutto, in 17 anni e oltre 1200 repliche complessive, ma le recenti disavventure capitate alla bellissima cattedrale francese hanno reso ancora piu’epica quella che Cocciante definisce “un’opera d’autore”, frutto del lavoro corale ed ispirato del musicista italiano nato in Vietnam, dell’autore dei testi Pasquale Panella, personaggio enigmatico e genialissimo gia scrittore dei versi dell’ultimo Battisti , e di una produzione, attenta e organizzata, quale quella del compianto David , a cui eredita’ e’stata raccolta con entusiasmo dal figlio Enzo.

Cocciante sottolinea con dovizia di particolari la costruzione creativa dell’opera e della messa in scena e da’il meglio di se organizzando , grazie alla presenza del pianoforte, un gioioso duetta con Elhaida Dani, la cantante gia vincitrice di “The voice of Italy” che sara’ l’Esmeralda che affianchera’ il Quasimodo oramai veterano rappresentato dalla voce di Gio’ di Tonno.

L’incontro con Cocciante viene impreziosito anche da una sempre coinvolgente esecuzione al piano della sua immortale Margherita, che viene dedicata alla figlia del sindaco Sboarina presente anche con la mamma e bazzettata proprio con questo nome.

Notre Dame De Paris e’ un grande spettacolo, una rappresentazione che con la delicatezza della storia e la meravigliosa stesura musicale, portano lo spettatore fuori dalla realta’, dalla definizione di genere, dalla collocazione spazio tempo de contesto.

“Notre Dame” non e’ da ascoltare, ne’ da vedere ma semplicemente da vivere. E l’Arena altro non e’ che il palcoscenico ideale per rendere ancora piu grande questo vero e proprio capolavoro non confrontabile con le pur tante rappresentazioni di genere.

Per Veronapress

Valentina Lucchi

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Il ritorno di Notre Dame De Paris!

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Raf Tozzi: meglio tardi che mai!

RAF E UMBERTO TOZZI

L’Arena di Verona suggella con la data finale del 25 Settembre il Tour di Tozzi e Raf che ha attraversato con successo l’Italia, chiudendo una ideale catena aperta due anni or sono da Tozzi con i festeggiamenti dei 30 anni di Gloria. Strano il rapporto di due artisti conosciuti in tutto il mondo con l’Anfiteatro di Verona: fino allo scorso anno nessuno dei due artisti aveva mai avuto lo spazio di un concerto. Tozzi aveva cantato solo fuori dall’Arena a un Capodanno di qualche anno fa. E questo destino appariva ancor piu beffardo pensando ai tanti Festivalbar dei due, con l’Arena a far festa per brani come Ti Amo, Tu,Gloria, Stella Stai, Notte Rosa, Io muoio di te, Infinito, Self Control..solo per citarne alcune.

E cosi il 25 Settembre restituira’ ai due artisti lanciati da Giancarlo Bigazzi il tempo mal tolto in cui l’Anfiteatro si era dimenticato, ingiustamente, di loro.

Sara’ un grande e potente kararoke, un juke box con un pezzo piu famoso dell’altro, un divertissment di due artisti che portano esperienze ed amicizia, pur essendo completamente diversi tra loro.

Buon divertimento ragazzi, il concerto e’ da non perdere. Perche’il concerto funziona grazie alla reciproca volonta’ di divertirsi ed evitare ogni gelosia nello scambiarsi le frasi di brani intoccabili, alla luce d una musica che unisce e divide. Buon juke box live a tutti!

Prevendite qui

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Phil Collins rapisce Milano

di Massimo Bolzonella

Still Not Dead Yet Live Tour 2019. Ossia “Non so ancora morto”. Con il titolo sarcastico quanto impegnativo il mitico Phil Collins ha infiammato il Mediolanum Forum di Milano nell’unica data italiana in programma il 17 Giugno. L’ex leader dei Genesis e’ apparso fisicamente molto provato, con una gamba immobilizzata a causa dei postumi di una operazione mal riuscita. Il pubblico e’ avvisato immediatamente con Phil che si cattura subito la simpatia del Forum gremito dicendo in perfetto italiano “Sono stato operato e ho mi hanno fottuto il piede” .
Ma quella che certo non e’ fottuta e’la fantastica carica di questo vecchietto classe ‘51 che sciovina i suoi indimenticabili successi con il contributo di una band fantastica, indubbiamente il pezzo forte (anzi fortissimo) di questo show. 14 grandi artisti che attorno al loro leader, non hanno paura a “mangiarsi il palco” .
Tutta gente decisamente forte, da Leland Sklar, il barbuto bassista che ha collaborato con artisti di tutti il mondo, al chitarrista Daryl Stuemer gia in tour coi Genesis quasi ne fosse un membro aggiunto. E poi le fantastiche percussioni di Luis Conte e Richie Garcia , vero mattatore della serata, assieme agli arrembanti e festanti fiati di Harry Kim, Dan Fornero (trombe), George Shelby al sax e Luis Bonilla padrone assoluto del trombone.
Citando per completezza Ronnie Carly alla chitarra, Brad Cole alle tastiere e quattro eclettiche presenze e voci ai cori , si chiude la rassegna dei musicisti per avere la curiosita’ di sapere chi possa sostituire alla batteria il malconcio Collins. E qui la rivelazione della serata (per chi non ne fosse stato informato prima): Nicholas Collins, diciottenne batterista figlio di Phil che strappa applausi ed entusiasmo anche quando duetta al piano con papa’, mostrando una versatilita’ che esalta e commuove allo stesso tempo.
E cosi la forzata staticita’ del protagonista trova la sua esplosione nella perfetta fusion di musica e colori vivacissimi, incastonati in una lineare quanto efficace scenografia: e via con il festival del funky che viene preceduta da una introduzione in crescendo di Against All Odds con cui apre il concerto e Another Day in Paradise, brano che da l’accelerazione “alla macchina”. Il ritmo sale vorticosamente: pezzi come Hang in Longh Enough e Don’t Lose My Number la massima espressione; ma e’ il momento Genesis soprattutto con Follow you Follow me. Il pezzo scorre con le immagini piu belli della carriera del gruppo nella varie formazioni: ecco la gioia di un pubblico che non manca di trasmettere in modo inequivocabile il riconoscente affetto per un artista e la sua Musica a cui ognuno dei presenti vuole manifestare la propria gratitudine.
Momento emozionante il duetto su Separate Lives grazie al supporto della corista Bridget Bryan, corposa nel fisico ma anche nei colori di una fantastica voce.
Il Collins “batterista in gabbia” riesce a concedersi in una session con le percussioni in un brano strumentale che sembra quasi la suddivisione tra la prima e la seconda parte del concerto.
E dopo il duetto al piano con i figlio Nicolas che sembra quasi un passaggio del testimone, (You know what i mean” il brano), arriva la parte finale con Phil Collins che, a dispetto e con i distinguo dell’eta’, mantiene nella sua voce le caratteristiche essenziali che hanno reso assolutamente distinguibile il marchio Genesis. Arriva “ In the Air Tonight” che in segno di rispetto per il pubblico lo vede abbandonare la sedia per cantare in sofferenza ed emozione in piedi, e via con un quintale di energia: You can’t hurry love, Dance into The Light, Invisibile Touch, Easy Lover, Sussidio.
No amici, non ce n’e per nessuno. Il Forum e’ rapito dalla musica, il Sussudio diventa un giocoso delirio reso ancor piu festoso dagli effetti “benvenuti al Carnevale” della coreografia.
Phil saluta e ringrazia ma poi rientra per il bis di “Take me home”, che diventa un automatico invito a portare a casa le tante emozioni di un artista che ha consegnato una serata per ricordare che la grande Musica non la dimentica nessuno. No, non e’ ancora morto Phil Collins, per un semplice motivo: con le bacchette, con la sua musica, con la sua voce cancella tempo e dimensione, illumina terra e cielo: la musica di Phil non morira’ mai, non sara’ mai una “gamba fottuta” ma una ondata di fantastica energia irrinunciabile . Viva!

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ORA O MAI PIU: LA RISSA DEL SABATO SERA

di Massimo Bolzonella – Veronapress


Terminera’ sabato prossimo la seconda edizione di Ora o Mai Piu’, la trasmissione dedicata a un gruppo di cantanti che hanno vissuto un breve successo e a cui viene data una ulteriore possibilita’ di rilanciarsi nel mondo della Musica. Assieme a loro una squadra di coach con carriera decisamente più longeva ma allo stesso tempo comunque lontani da anno da un successo commerciale da classifica, tali da contribuire ad un quadro generale di una trasmissione più da vintage d’antiquariato che da varieta’del sabato sera.

Varrebbe la pena di soffermarsi sul fatto che questa trasmissione ha riportato sotto la luce dei riflettori un redivivo ma ancora competitivo Paolo Vallesi, indiscusso protagonista musicale della trasmissione, insieme alla smagliante forma vocale di Jessica Morlacchi (si lei, quella dei Gazosa) e Silvia Salemi, rimasta “a casa di Luca” dai tempi in cui l’autore Giampiero Artegiani mancato da nemmeno un mese l’avea lasciata.

E invece ci tocca parlare del bassifondo televisivo che questa trasmissione, quasi per fare concorrenza all’Isola dei Famosi o ai momenti più caldi di X Factor, ci ha condotto in modo spesso davvero deludente, se non altro perché vedere personaggi di un certo calibro musicale passato come Marcella, Red Canzian o Rettore , litigare come i bambini della Scuola Materna, rende l’atmosfera generale gia vintage, un vero e proprio momento poco ricreativo di “anziani deliranti allo sbaraglio”, dove perlatro la capobanda più “anziana” di tutti, Ornella Vanoni, pare essere la più lucida e tremendamente e modernamente divertente.

Non sappiamo quanto sia costruito ad arte , dai battibecchi della Berti alle parolacce di Cutugno, ma quel che e’ certo e’ che critica Sferra Ebbasta o Achille Lauro, non puo’ certo dirottare su questi personaggi la classe e la signorilita’ che restano caratteristiche del povero conduttore Amadeus, molto bravo a giostrarsi tra situazioni impreviste e battaglie all’ultimo sangue difficili da drenare, soprattutto perche’intraprese da persone che, sia per eta’che per carisma, si offendono al solo pensiero.

Ecco che allora la pochezza tecnica e a sua volta educativa della tutt’altro che talentuoso Donatella Milani, la simpatia imperante di un simpatico mascottiano Davide De Marinis e la prorompente presenza vocale di Annalisa Minetti e Barbara Cola, unite alla trasparenza televisiva di Michele Pecora, spariscono per dare spazio alle battaglie da ring, dove la classe di Fausto Leali e il professionismo dei Ricchi e Poveri sembrano l’unica oasi di salvezza.

L’idea di Ora e mai piu’ e’ buona, la costruzione invece e’assolutamente folle: ditelo a Michele Pecora che deve perdere il suo piglio cantautoriale per fare il terzo dei Ricchi e Poveri rimasti in due; o a Barbara Cola che dovrebbe cercare di svecchiare la sua immagine reinterpretando le canz, oni di Orietta Berti vecchie di oltre 40 anni , tenuto conto che profumavano di sorpassato appena uscite.

Insomma, ben venga Ora O Mai piu’ per un’altra edizione ma a patto che la musica vinca sulla boxe verbale e che la formula non costringa cantanti a partecipare solo per avere il gettone di partecipazione. Il pubblico non e’ stupido e i meccanismi precostituiti li capisce subito. Cambiamone la formula e permettiamo ai tanti talenti bruciati, di avere una chance da cantanti (e non da saltimbanchi) che conti davvero.

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RECENSIONE DISCO MAHMOOD

di Massimo Bolzonella


Mahmood dopo l’inaspettato trionfo di Sanremo anticipa i tempi e fa uscire il suo primo ep Gioventu’ Bruciata, che prende il titolo della title track che ha consentito all’artista milanese di vincere Sanremo Giovani e staccare il biglietto per l’inizio di una promettente carriera.

Questo disco stupisce e ammicca soprattutto per la freschezza del suono e l’immediata riconoscibilita’ stilistica del ragazzo che, bene o male, puo’dividere il pubblico nei gusti, ma di certo non lasciare indifferente.

Senza voler dare etichette per definire questa sorta di “tecno pop arabeggiante” , possiamo sicuramente affermare che il disco e’ interessante , un po’ per le collaborazioni illustre , Fabri Fibra e Gue Pequeno su tutte, e un po’perche’chi mastica di musica lo potra’gia considerare una sorta di raccolta di una serie di singoli gia usciti. Anni 90 , in coppia con Fabri Fibra sembra essere la hit piu adatta ad essere il naturale sbocco dopo Soldi, che nel disco si trova nella doppia versione classica e in duetto con lo stesso Gue Pequeno che gia’aveva accompagnato Mahmood nella serata dei duetti al Festival. Ci sono tematiche molto personale nei testi, a partire da Mai Figlio Unico, pezzo fortemente autobiografico, alla rievocativa “Il Nilo Nel Naviglio” che appare come l’ideale ponte tra le origini egiziane e l’italianita’ dell’artista di cui si e’gia largamente discusso. Interessanti anche Asia Occidente il filotto dei pezzi gia noti quali “Milano Good Vibes”, “Dimentica” e “Uramaki”. Prospetticamente estiva anche la disincantata “Pesos”.

In definitiva ragazzi questo e’ un bel disco’, confezionato nel sound da sapienti mani e cantato in modo inequivocabilmente originale da Mahmood. Unica incognita: questo genere cosi suadentemente ricco di suggestioni, potra’ durare nel tempo anche quando non sara’piu la bella novita’ che e’ora? Come si suol dire “ai posteri l’ardua sentenza”, ma la partenza e’di quelle convincenti e riteniamo che la musica di Mahmood sia decisamente una novita’interessante che vale la pena di essere esplorata.

Per VERONAPRESS MASSIMO BOLZONELLA




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Salvini ridacci le dediche

DI MASSIMO BOLZONELLA – REDAZIONE VERONAPRESS

Fa discutere in questi giorni la proposta leghista di proporre alle radio italiane la patriottica scelta di trasmettere una canzone italiana ogni tre, e da piu parti vi sono stati schieramentI pro e contro, quasi a volere prolungare l’Effetto Sanremo , che quest’anno e’ stato popolarmente devastante come non accadeva da molti anni. E questo, senti a mme, e’un gran bene. Da buon frequentatore dei microfoni, del mondo del retropalco musicale italiano e sfegatato amante della musica , anche io volevo dire la mia, approfittando di questo mio piccolo ma frequentato spazio.

Io penso che, aldila’ di una sfida a distanza per “combattere tutto cio’ che e’ francese”, l’attenzione del Ministro dell’Interno verso il tema Musica sia una cosa molto importante perche’, diciamolo, la Musica e’ dimenticata dalle Istituzioni oramai da decenni. Percio’, cominciare a parlarne , e’gia un traguardo. Si perche’, porsi un problema, e’ gia molto di piu che fregarsene, che lasciare che le cose crescano da solo un po’come i fiori e le piante in un bel campo verde, che con il tempo trovano una “autoregolamentazione naturale”, che spesso consiste nel fatto che la pianta piu invadente o con le radici piu profonde finisce per soffocare il fiorellino piu debole e delicato . Sto descrivendo con una metafora la storia delle cosiddette “radio libere” che prive di una regolamentazione, prima si sono sviluppate e poi sono state uccise dalla legge dei piu forti che hanno trasformato il seme di una liberta’ di proposta che solo chi ha vissuto puo’capire , in un fiorente business di un mercato oligopolico che tutto ha fatto tranne che tutelare i musicisti e la musicista. Caro Matteo Salvini, grazie per il tentativo assolutamente spontaneo e utilissimo ma se posso, ecco il mio consiglio. Matteo, ridacci le dediche . Adesso che i dischi non si devono cercare in cantina sperando che i disck jockey li abbiano lasciato in ordine, adesso che il digitale ha tolto l’effetto fastidioso del gracchiare del vinile che ha percorso troppi chilometri (fastidioso e’ evidentemente un affascinante eufemismo), adesso che non devi piu, quando ti chiama l’ascoltatore farlo aspettare mezz’ora perche’come al solito ti chiede la traccia sconosciuta di uno dei dischi dei Pooh che tra gli anni 70 e 80 continuavano a far dischi e non ti ricordi in quale lp fosse…

Adesso che puoi, al passo coi tempi, andare di corsa come vanno i nostri modi e i nostri tempi che anche la musica hanno condizionato…adesso…dicevo..Caro Salvini, imponi alle radio di rifare le dediche. Sai , quel meccanismo strano che ricordano quelli vecchi come me in cui l’ascoltatore rigorosamente in diretta , ti chiamava per chiedere una canzone che tu speravi di poter trovare perche’ sentivi come una missione, soddisfare i desideri di qualcuno che ritenevi il padrone assoluto di quel momento, quel disco, quella sensazione. Si perche’, “in diretta nel vento” (scusate se riprendo i Pooh) non puoi fingere, fare strategie, decidere se la canzone e’ italiana o straniera, rock o romantica, folk o classica, rap o trap. Tu sei al servizio, al servizio di un pubblico che ogni giorno sceglie liberamente e ti aiuta ad amare anche quello a cui non ti approcceresti, perche’ il tuo gusto e il tuo orecchio andrebbero istintivamente verso altro, perdendosi di certo la possibilita’ di esplorare anche terre difficili da percorre ma degne di essere ascoltate anche solo per essere scartate.

Oggi i network decidono cosa farti ascoltare..ops.. scusate correggo..oggi i soldi che i network prendono dalle case discografiche decidono cosa farti ascoltare , per cui ti cucchi la stessa canzone almeno tre volte al giorno, cosi al quarto giorno anche dalla piu carina o nuova ti sei gia rotto le palle, e se hai i capelli grigi come me, corri disperatamente dal tuo giradischi a chiedergli “ti prego fammi sentire i Police o i Pink Floyd”.

Ministro Caro, il problema non e’ la canzone italiana, francese, tedesca, olandese, inglese o marocchina: il problema e’ la liberta’ che va ridata a tutti di scegliere o di essere messa al corrente che un artista ancora esiste. Ve lo dice uno che ha lavorato 13 anni con Umberto Tozzi e che per 13 anni pur avendo fatto 7 album si sentiva dire “ma non canta piu”, non tanto perche’ avesse fatto delle cose che al pubblico non sono piaciute, ma quanto invece perche’ nessuno , se non tramite autoinformazione, avrebbe potuto goderne. Sapete io ho citato uno con cui ho lavorato giusto per non fare un esempio a caso, poi fatalita’ ho lavorato con uno che ha venduto giusto quei 70 milioni di dischi che lo fanno leggermente noto nel mondo, ma giusto un pelo piu di altri colleghi che passano alla radio 6 volte al giorno e di dischi non ne hanno mai venduti.

Matteo, ridacci la liberta’, la musica, la scelta. In fondo la vittoria di Mahmood a Sanremo, con tutte le sue polemiche ma anche le sue novita’, ha ridato alle persone l’idea che si puo’ anche scegliere, e avere gusti totalmente diversi. Non c’e solo Sanremo Matteo, ce la cara e vecchia radio. Quella che puo’ farti cantare in macchina tirando giu i finestrini, quella che deve essere fatta da persone certamente con una certa professionalita’ ma soprattutto con tanta passione per la musica, e invece siamo infestati da migliaia di starlette televisive capaci di comunicare ma totalmente distanti dalla musica. Matteo cominciamo da li, altrimenti finiremo ad avere tanti Collovati che sparano cazzate perche’credono che siano voce e protagonismo gli ingredienti di un lavoro che, invece, ha nella trasmissione del cuore e della sensibilita’ il contenuto essenziale che conta.

Basta protagonisti di se stessi che raccontano le loro cagate, lasciando la musica a fare da inutile contorno al Festival dell’Ego: ridacci le dediche Matteo, la canzone e la scelta del pubblico al centro, la voce del conduttore che illustra e condisce: molto piu che un brano italiano su tre, la formula sara’ il pubblico sovrano a sceglierla.

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SANREMO REVOLUTION

DI MASSIMO BOLZONELLA

Il Festival 2019 non sarà un Festival qualsiasi, perché, per parafrasare una frase di un noto politico, sarà un Festival di grande cambiamento. Un cambiamento generazionale che in realta’ e’gia in atto da tempo, perché soprattutto nel 2018 si sono affacciati alla ribalta della musica italiana artisti che “hanno qualcosa da dire”. E cosi, aldila del consolidamento sanremese dell’anno scorso di Ermal Meta e Ultimo si sono affacciati personaggi particolari , dal discusso Sfera Ebbasta all’indefinibile Cosmo, dal celebratissimo Calcutta al carismatico Motta, dall’interessante Coez al rapman da classifica Salmo. Senza considerare il fenomeno Anastasio, vincitore a mano bassa di X Factor. Chi vi scrive ha passato i 50, e oltre alla nostalgia del Funky e del Rock anni 70, conserva ricordi vivaci e variegati della musica pop italiana girata almeno negli ultimi 30 anni, ma mai come ora mi e’stata chiara una cosa. Questo gruppo di ragazzi coraggiosi ha veramente qualcosa da dire, sta portando qualcosa di nuovo. Poi per carità, i gusti sono gusti ma c’e’ anche una altra triste verita’ che dobbiamo raccontare. Aldila’del contorto quanto inconsistente mercato discografico, fatto soprattutto dai dischi venduti per le firme degli artisti alle ragazzine negli Store, emerge chiara una cosa. I cosiddetti big degli ultimi 20 anni stanno invecchiando, soprattutto artisticamente. I singoli lanciati dai vari Antonacci, Ligabue, Giorgia, Ramazzotti (cito a caso ma mica tanto) sono di un livello artistico e creativo imbarazzante, e danno la netta sensazione che siano stati scritti a beneficio mercenario di un tour pianificato, e non certo di un “bisogno artistico spontaneo di scrivere”. Meglio Fossati, antitutto da sempre, che dichiara “mi ritiro, largo ai giovani, perché e’giusto cosi”.

E allora aspettiamo questo Sanremo per vedere se i vari Shade,  Boombadash, Motta, Zen Circus, Mahmood (per me il migliore di tutti), Nigiotti, Achille Lauro, Ghemon, Irama..saranno all’altezza di Renga, Nek, Silvestri, Il Volo, Arisa  o delle leonesse Patty Pravo e Berte’.

Sarà davvero un Sanremo in cui capiremo che Albano, Cutugno, Pupo e i Ricchi e Poveri sono racconti di storie lontane…ne parleremo su queste pagine..Buona musica a tutti

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Celentano per carità

Vedere la prima puntata di “Adrian” e’equivalso a rendersi conto che, a volte, ci sono cose troppo incredibili per essere vere. La megalomania di una grande icona della musica italiana e’ diventata cosi contagiosa , che Mediaset ha deciso di mandare in onda in diretta uno spettacolo (con la esse piccola) completamente diretto da una persona che ha il coraggio e l’incoscienza di mettere a disposizione del pubblico la sua straripante vena comunicativa fatta di pause, silenzi , improvvisazioni a cento, con contenuti che definire zero , sarebbero un complimento rispetto allo zero assoluto.

Celentano il predicatore e Celentano il Sermonista fanno di peggio: abbinano un cartone animato che definire erotico sarebbe riduttivo rispetto alla chiara inclinazione pornografica che con un cartone farebbe arrossire Rocco Siffredi. Adriano hai toppato, e i dati Auditel dimostrano con chiarezza che i curiosi approcciatisi alla puntata sono fuggiti, preferendo il calore delle piu confortevoli coperte invernali a una esibizione televisiva fine a se stessa senza garbo e senza cuore.

Adrian? No, per carità!

“Adrian”

EROS RAMAZZOTTI WORLD TOUR 2019

RECENSIONE CONCERTO DATA ZERO MANTOVA 14.02.2019

di Massimo Bolzonella  REDAZIONE VERONAPRESS

    2er                                                                

                                            

 

Eros Ramazzotti e’ partito da Mantova la sera di San Valentino con una speciale puntata “zero” del nuovo tour mondiale che attraversare tutto il mondo prima di approdare a Settembre date 11, 12 e 14 Settembre all’Arena di Verona per un tour che durera’ sino alla fine del 2019 e che ha gia fatto registrare in Lussemburgo, Monaco di Baviera, Mannheim , Torino, Milano, Roma.

E’un Eros sereno e disteso quello che appare a un Palabam caloroso ma che non fa registrare il pienone, stupendoci un po’ (ma in coda a questa recensione ne riparleremo).

La band e’ coesa: sul palco con Eros Ramazzotti una band decisamente d’eccezione. Luca Scarpa al pianoforte, Giovanni Boscariol alle tastiere, Paolo Costa al basso, Giorgio Secco alla chitarra , Corey Sanchez alle chitarre, Eric Moore alla batteria e Scott Paddock al sax.

Eros , maglietta e pantaloni neri che piu semplici non si puo’ attacca l’interminabile juke-box della sua carriera con Vita ce n’e’, alternando i brani del suo nuovo disco con i tanti successi del passato piu o meno recente, con alcuni pezzi sapientemente esaltati nella loro armonica quali Stella Gemella e Musica e’.

Tra i momenti piu centrali del concerto l’apparizione di un pianoforte bianco con cui Eros canta “In primo piano” con cui ringrazia Jovanotti autore del pezzo e un medley di grande successi suonati acusticamente da Eros che li fa tutti uno attaccato all’altro scegliendo di raccordarli con passaggi raccordati armonicamente per renderli il piu omogenei possibile. Ricorda anche il suo grande autore scomparso da poco, Adelio Cogliati, scusandosi per essersene dimenticato sul palco di Sanremo perche’troppo preso dall’esibizione con Luis Fonsi.

La voce di Eros e’ in piena forma : l’uso e’ sapiente e maturo ed e’sicuramente il connotato piu potente di uno show che, se fosse cosi allestito ma ricordiamo che si tratta di una puntata zero, avrebbe la caratteristica di essere forse sin troppo semplice a cospetto delle coreografia oramai indispensabili e sempre piu fantasiose che vediamo partecipando a concerti di altri artisti.

Lo show scorre veloce e diventa una sorta di “megakaraoke crescente” che di fatto lascia anche nell’ascoltatore meno “ramazzottato” la sensazione della montagna di composizioni regalate dal cantante nato ai bordi di periferia nella lunga e consolidata carriera.

Regge meno a ns avviso la qualita’ dei brani di “Vita ce n’e”, dal duello video virtuale di “Per le strade una canzone” alla intensa ma sfuocata “Ti dichiaro amore”.

Lo spettacolo termina in festa crescente, anche per via della concomitanza, apparsa piu casuale che voluta  con San Valentino, e si fa apprezzare anche per l’apparizione di video a scorrimento sensibilizzanti sulla importanza della salvaguardia dell’ambiente.

L’acustica e’ piu che accettabile, soprattutto perche’ siamo solo in un Palasport. Ed e’proprio pensando alla frase “siamo solo in un Palasport” che capiamo, uscendo per raggiungere la nostra macchina per tornare a casa, perche’non fosse pieno: 57 euro per le parterre in piedi e 69 euro per le poltroncine in plastica distanti dal palco sono davvero troppe per cui, non volendo perdere Eros, immaginiamo che una buona fetta di pubblico locale abbia scelto di aspettare Settembre per rivederlo in Arena .

Sono gli effetti , purtroppo, dell’andamento commerciale della musica di oggi: i dischi non si vendono piu, e la conseguenza e’ il pesante rincaro dei concerti con non rende accessibile a tutti una serata in compagnia per cantare e sognare insieme